Aneurisma dell’aorta addominale

Ce ne parla il Dr. Luigi M. R. Verdura, specialista in Angiologia

Si tratta di una dilatazione anomala localizzata nell’aorta addominale.

Il calibro normale dell’aorta addominale è compreso tra 1,5 e 2 cm. Si comincia a parlare di aneurisma quando si raggiungono i 3 cm di diametro, mentre per i calibri compresi tra i 2 e 3 cm si parla di semplice ectasia.

Gli aneurismi dell’aorta addominale (AAA) si localizzano generalmente distalmente all’origine delle arterie renali e saltuariamente possono coinvolgere anche le arterie iliache. Assumono prevalentemente aspetto sacculato o fusiforme raggiungendo in casi estremi anche i 15 cm di calibro ed i 25 cm di lunghezza.

Ne distinguiamo solitamente 2 tipi: gli aneurismi infiammatori, di cui in genere ignoriamo l’eziologia (per lo più cause infettive, autoimmuni, post traumatiche), e quelli aterosclerotici di gran lunga i più frequenti (comportano una perdita delle proprietà elastiche della parete arteriosa). La loro localizzazione dipende molto da quelle condizioni idrodinamiche che rendono il flusso più turbolento come si verifica, ad esempio, in prossimità della biforcazione dell’aorta addominale. A mano a mano che il diametro aumenta si incrementa anche la tensione radiale esercitata dalla pressione sanguigna.

Gli AAA riconoscono come fattori di rischio il fumo di sigaretta, il diabete, l’ipertensione, l’iperllipemia, l’obesità e la familiarità.

Possono essere del tutto asintomatici e, nei soggetti magri, si può solo riscontrare alla palpazione della parete addominale una massa pulsante oppure, nel 50% dei casi, un soffio all’ auscultazione; in quelli di maggiori dimensioni si possono avere sintomi in relazione alla compressioni degli organi vicini come le vv .iliache, gli ureteri, i nervi sciatici. Ma la sintomatologia diventa drammatica allorquando si realizza la rottura dell’aneurisma: si verifica infatti un quadro clinico caratterizzato da dolore addominale diffuso, nausea, vomito e soprattutto da una situazione di shock ipovolemico conseguenza di una profusa emorragia interna.

Per la diagnosi di aneurisma dell’aorta addominale ci si avvale di un semplice esame ecografico, ecocolordoppler, da eseguire, anche come screening, in tutti soggetti a rischio ed anche in quelli asintomatici che abbiano raggiunto i 60 anni di età, data l’importanza, ai fini terapeutici, di una diagnosi che sia il più possibile precoce. In fase di rottura però l’esame di elezione consiste nella TAC addome. Il rischio rottura è meno probabile quando il diametro dell’aneurisma è inferiore a 5 cm. Quando l’aneurisma dell’aorta addominale raggiunge i 4 cm va monitorato con l’esecuzione di un ecocolordoppler ogni 4 mesi. Le pareti dell’aneurisma sono frequentemente caratterizzati dalla presenza di trombi murali che possono embolizzare prevalentemente a carico dei vasi degli arti inferiori; più aumenta il calibro dello aneurisma, maggiore è il rischio di una sua rottura senza alcun preavviso. Bisogna intervenire chirurgicamente in quei casi in cui gli aneurismi crescono ad un ritmo superiore a 0,5 cm ogni 6 mesi indipendentemente dalle dimensioni.

La mortalità in casi di interventi chirurgici in fase di rottura dell’aneurisma va dal 70 al 95%, mentre la mortalità operatoria per gli aneurismi operati in elezione è inferiore al 3%.

Facile intuire la estrema importanza di una diagnosi precoce mediante ECOCOLORDOPPLER. Si può optare, a seconda dei casi, per un trattamento chirurgico tradizionale di aneurismectomia oppure per un trattamento endovascolare oggi sempre più frequente.