Esame endoscopico mediante video capsula, primi in Umbria

Il Centro Medico Spoleto è la prima struttura privata in Umbria ad effettuare l’esame con capsula endoscopica

La capsula endoscopica nota anche con il nome diwireless endoscopy o capsula enteroscopica, rappresenta uno dei più recenti sviluppi tecnologici in endoscopia.

La capsula endoscopica permette di aumentare l’incidenza diagnostica soprattutto per quanto riguarda la patologia a carico dell’intestino tenue. La capsula è stata ideata nel 1981 da un ingegnere israeliano, Gavriel Iddan, il quale pensò di ideare un piccolo vettore in miniatura in grado di attraversare tutto l’apparato gastrointestinale, trasportato dai movimenti legati alla peristalsi con la possibilità di trasmettere in tempo reale le immagini del suo percorso. Nel 1994, dopo lo sviluppo del prototipo e la verifica di fattibilità, sono state registrate le prime immagini trasmesse dallo stomaco di maiale, a queste fino al 1996, seguirono numerosi trials sempre sull’animale. Un ulteriore avanzamento tecnologico del prototipo ha visto la riduzione delle dimensioni della capsula, aumento della capacità di trasmissione e della durata di registrazione, maggiore risoluzione delle immagini; questi miglioramenti tecnologici hanno portato all’impiego della capsula in soggetti umani. Nel 2001 ha ricevuto l’approvazione della FDA (Food and Drug Administration) statunitense ed è stata approvata per uso clinico.

Il sistema per endoscopia capsulare al momento disponibile, è stato brevettato dalla Given Imaging, Ltd. con il nome di Given Diagnostic Imaging System worldwide (M2A), più semplicemente Given Imagin.

Le dimensioni attuali della capsula sono 11 mm x 26 mm, peso 4 gr, (più o meno le dimensioni di una capsula di antibiotico o grossa pillola di vitamine). All’interno è contenuto un sensore d’immagini a colori, un sistema di illuminazione, due batterie (hanno un’autonomia complessiva di circa otto ore, normalmente sufficienti per completare il percorso), un trasmettitore miniaturizzato e un’antenna.

 capsula endoscopica

 

Durante il passaggio attraverso il tratto gastrointestinale l’endocapsula trasmette segnali video (due immagini ogni secondo per otto ore, per un totale di oltre 50.000 immagini) che rendono il sistema anche in grado di tracciare il percorso fisico di avanzamento della capsula.

Le immagini, raccolte da sensori (simili agli elettrodi dell’ecg) disposti sull’addome e sullo stomaco vengono trasmesse ad un registratore costituito da una smart-card (analoga a quelle utilizzate nelle fotocamere digitali) che ha le dimensioni di un lettore portatile di CD, collocato con una cintura intorno alla vita del paziente. Un software per l’analisi dei dati registrati restituisce le immagini su un monitor.

Applicazione clinica dell’endocapsula

Sono in corso numerosi studi sull’uomo ed i risultati disponibili ad oggi sono molto promettenti dal punto di vista diagnostico, inoltre la compliance dei pazienti è risultata ottima.

La capsula (costituita di materiale biocompatibile sigillato in maniera speciale resistente ai succhi gastrici), ingerita con l’aiuto di un sorso d’acqua, si sposta in maniera naturale attraverso il tratto gastrointestinale sfruttando i movimenti peristaltici.
Mentre la videocapsula si muove naturalmente attraverso il tratto digestivo, il paziente può svolgere la sua normale attività. Circa otto ore dopo l’ingestione, il paziente restituisce il registratore al suo dottore o infermiere in modo che le immagini possano essere trasferite su un computer e valutate.
La capsula endoscopica è a perdere e sarà espulsa naturalmente; nel caso raro che ciò non avvenga (a livello mondiale la percentuale di non rilascio spontaneo della capsula è dello 0.5 % circa), dovrà essere rimossa endoscopicamente o chirurgicamente.

Le fasi dell’esame

  • è necessario il digiuno almeno per otto ore prima dell’assunzione della capsula;
  • arrivo al centro diagnostico nell’orario concordato;
  • accettazione e posizionamento dei sensori e del registratore di dati;
  • attivazione della capsula e sua ingestione con un pò d’acqua;
  • 2 ore dopo l’ingestione della capsula possono essere assunti liquidi quali succo di frutta, tè, caffè (non latte né antiacidi in quanto possono oscurare la ripresa) ;
  • uno spuntino leggero può essere consumato circa 4 ore dopo l’ingestione della capsula;
  • 8 ore dopo l’ingestione della capsula può essere ripresa l’alimentazione normale

A tutt’oggi le indicazioni dell’endoscopia con videocapsula sono ristrette alla diagnostica dell’intestino tenue, che attualmente non è completamente raggiungibile con l’endoscopia, la cui patologia è rara ma anche estremamente difficile da diagnosticare.
La videocapsula non può essere usata per eseguire prelievi bioptici o trattamenti locali e al momento non è idonea per esplorare lo stomaco o l’intestino crasso (per studiare questi settori l’endoscopia tradizionale resta al momento insostituibile). Il loro calibro infatti è troppo grande per garantire una sufficiente illuminazione ed una visione ottimale in quanto ivi la capsula si muove disordinatamente registrando in direzioni casuali e permettendo un’esplorazione solo parziale. Al contrario, nell’intestino tenue, garantisce una completa visione delle pareti, riprendendole in avanti o indietro a seconda dell’orientamento d’ingresso.

I futuri obiettivi consistono nel migliorare l’illuminazione (ancora insufficiente per le porzioni del tubo digerente di calibro maggiore) e soprattutto rendere la capsula manovrabile dall’esterno. Una volta raggiunti questi risultati (per i quali occorrerà aspettare fino al 2015) l’endoscopia tradizionale sarà forse definitivamente superata.

Vantaggi, indicazioni e controindicazioni della videocapsula

I vantaggi teorici della capsula endoscopica sono notevoli. Un sistema che percorre da solo le vie intestinali permette innanzitutto di esplorare alcune sezioni finora poco accessibili: la terza porzione del duodeno e l’intestino tenue fino al confine con il colon. Oggi per scrutare le pareti dell’intestino tenue si utilizzano endoscopi molto lunghi, che vengono introdotti per bocca e fatti progredire per un metro o due dopo il duodeno. L’esame è comunque incompleto e comporta forti disagi al paziente, tanto da richiedere l’anestesia generale. Un secondo vantaggio è quindi la maggior compliance: per quanto l’endoscopia tradizionale, purché eseguita correttamente, sia quasi sempre ben tollerata, è innegabile che la semplice ingestione di una capsula sia preferibile. Anche i costi dovrebbero essere accettabili; infatti sebbene la capsula sia a perdere, la spesa per ogni esame non è molto maggiore di quella di un’endoscopia tradizionale.

Durante la registrazione è possibile svolgere le normali attività vi sono poche precauzioni da ricordare, tra cui evitare campi elettromagnetici (andare in luoghi con metal detector, utilizzare telefoni cellulari, personal computer).

Per il momento le sue applicazioni sono però limitate. A tutt’oggi esiste un’unica indicazione assoluta: le patologie dell’intestino tenue non occlusive. Si escludono per esempio il morbo di Crohn e i tumori potenzialmente stenosanti. In sostanza, a trarre vantaggio da questo nuovo strumento sono soprattutto le lesioni intestinali non rivelate dall’endoscopia convenzionale. La capsula nella fase attuale ha quindi soltanto una funzione di completamento di quest’ultima.

La tecnica viene indicata per patologie infiammatorie, malassorbimento, diarrea cronica, neoplasie, emorragie cosiddette occulte, malattia di Crohn con localizzazioni nell’intestino tenue, qualora le altre metodiche diagnostiche abbiano fallito. L’indicazione è molto selettiva, ma ha aperto la via all’endoscopia digestiva non invasiva.

capsula_endoscopica

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